Richard Neuville

“L’economia delle lavoratrici e dei lavoratori”

 

ll primo incontro sud-americano su “L’economia delle lavoratrici e dei lavoratori” si è tenuto il 3 e il 4 ottobre in Argentina. L’incontro si inseriva nel prolungamento dell’incontro omologo europeo avvenuto a Gémenos al’inizio del 2014 e precedeva quello della regione nord e centro-americana/Caraibi previsto per il 7 e l’8 novembre in Messico. L’obiettivo è ormai quello di realizzare la convergenza di queste tre iniziative regionali in occasione del prossimo incontro internazionale biennale che si svolgerà nell’officina VTELCA (Venezuelana di telecomunicazioni) a Punto Fijo in Venezuela nel luglio 2015 [1]


Un’impresa recuperata ad alto livello di lotta

Questo incontro si svolgeva a Pigué nei locali della cooperativa “Textiles”. La particolarità di questa officina recuperata è di essere installata in una piccola città conservatrice di 15000 abitanti, in una regione poco industrializzata e la cui economia si basa essenzialmente sull’allevamento dei bovini. Infatti, Pigué si situa in piena Pampa a circa 600 chilometri da Buenos Aires. Inoltre, essa è stata fondata alla fine del XIX sec. da immigrati francesi originari dell’Aveyron (una quarantina di famiglie rouergates per sfuggire alla miseria vi si stabilirono e la colonizzarono).

La Cooperativa Textiles Pigué raggruppa oggi 130 lavoratori e lavoratrici associati. La loro lunga lotta è stata molto meno mediatizzata a livello internazionale di quelle delle officine Zanon/FabSinPat o Bruckman, ampiamente rilanciate attraverso reti politiche. La minore pubblicizzazione può essere anche spiegata col fatto che questa lotta iniziò un po’ in ritardo rispetto all’ondata di occupazioni di fabbriche del 2001/2002. Essa ha potuto tuttavia beneficiare del sostegno instancabile delle Madri di Plaza De Mayo e, in particolare, di colei che, all’epoca, era la sua presidente, Hebe de Bonafini, e inoltre del sostegno del Movimento nazionale delle fabbriche recuperate (MNER) creato di recente, così come di quello degli studenti universitari impegnati nel programma « Facoltà aperta » dell’Università di Buenos Aires.

La fabbrica di Pigüé apparteneva al conglomerato Gatic SA, che deteneva le licenze di Adidas e di altri marchi per la fabbricazione di articoli di sport ripartita in una dozzina di officine, che impiegavano fino a 8000 lavoratori e lavoratrici, di cui 500 nella sede di Pigüé negli anni '90. Nel settembre 2003, quando la produzione fu interrotta, e i salari non furono più versati e, nel momento in cui il sindacato raccomandava la passività nell’attesa del risultato dei negoziati sull’indennizzo dei 220 lavoratori ancora presenti e puntava su un’ipotetica ripresa della fabbrica, una sessantina di lavoratori e lavoratrici decisero di occupare l’officina col sostegno del MNER. Nel febbraio 2004, 150 fra lavoratori e lavoratrici formarono la cooperativa e l’occupazione proseguì fino all’espulsione della polizia nell’agosto 2004. Dopo l’approvazione di una legge di esproprio da parte del Parlamento della provincia di Buenos Aires nel dicembre 2004, i lavoratori decisero di rioccupare la fabbrica nel gennaio 2005 e cominciarono a lavorare ispirandosi alla parola d’ordine del MNER « Occupare, resistere, produrre ».Occorrerà tuttavia aspettare il dicembre 2013 perché l’espropriazione definitiva dell’officina sia ratificata al termine di una lotta eroica di dieci anni, punteggiata da numerosi alti e bassi di carattere giuridico e politico 2

Un indispensabile accumularsi di esperienze per costruire alternative concrete al capitalismo.

E’ il caso innanzitutto di complimentarsi coi lavoratori e le lavoratrici della cooperativa Textiles Pigüé per l’ottima organizzazione logistica di questo incontro, che ha riunito più di 250 partecipanti, in grande maggioranza lavoratori di fabbriche recuperate-argentine(ERT) ma anche militanti sociali e politici, intellettuali e universitari brasiliani, colombiani, uruguayani, venezuelani e una piccola delegazione di francesi che si interessano dei problemi e delle potenzialità de « l’economia dei lavoratori e delle lavoratrici » nella prospettiva della costruzione di alternative alla crisi del capitalismo mondializzato.

L’incontro ruotava intorno a sei assi, articolandosi in tavole rotonde, dibattiti e lavori di commissioni::
– La situazione latino-americana nella nuova crisi del capitalismo: analisi e risposte dell’economia dei lavoratori; ;
– Discussione sull’autogestione: autogestione, cogestione, controllo operaio, cooperativismo e altre forme di gestione economica;
– I problemi dell’autogestione: produzione e integrazione produttiva, tecnologie, situazioni legali ;
– Il ruolo dello stato e le politiche pubbliche nel processo di autogestione;
–Le sfide del sindacalismo e altre forme di organizzazione dei lavoratori nel contesto capitalistico attuale;
–Il lavoro precario informale e lo sfruttamento: Esclusione sociale o riformulazione delle forme di lavoro nel capitalismo mondializzato.

Le numerose testimonianze dei lavoratori e lavoratrici impegnati nelle esperienze più diverse, più o meno di vecchia data, e messe a confronto con problematiche differenti hanno permesso di comprendere la realtà del processo in corso. Infatti, mentre le cooperative argentine dei settori della tipografia e della metallurgia hanno nella sostanza largamente consolidato i loro strumenti di lavoro e hanno costituito delle reti per mutualizzare gli investimenti e la produzione, i lavoratori dell’hotel Bauen restano sotto la minaccia dell’espulsione da un giorno all’altro. In linea generale, esiste una grande diversità fra gli ERT, caratterizzata da pratiche molto variegate come ha ben spiegato la sociologa Melina Perbellini.

Il processo di recupero di fabbriche da parte dei lavoratori, in Argentina, evolve nel modo in cui è stato mostrato dall’ultimo rilievo effettuato nell’aprile. 2014. 311 ERT sono state testate, di cui una sessantina nel corso degli ultimi tre anni, con una diversificazione di settori di attività come dimostra sopratutto il recupero dei ristoranti o di edifici scolastici, che si traduce di pari passo con un’estensione geografica che abbraccia quasi l’intero paese 3. La stessa tendenza è stata osservata in Uruguay, mentre il processo, a partire dal 2003, è nettamente rallentato in Brasile , dopo che il paese era stato precursore del processo stesso negli anni 19904.

Se il dibattito tra la scelta della nazionalizzazione sotto controllo operaio e il cooperativismo è stato chiuso rapidamente in Argentina(periodo 2002/2003) secondo José Abellí 5, i lavoratori brasiliani di Flaskô continuano a porsi la questione, così come i loro omologhi venezuelani che rivendicano il controllo operaio piuttosto che la gestione operaia diretta 6. In senso più generale, il dilemma che oppone, da un alto, un rapporto privilegiato con lo Stato e la rivendicazione di politiche pubbliche e, dall’altro, l’autonomia del potere popolare, resta il dilemma di fondo. Esso mette in questione la natura stessa dello Stato e delle sue istituzioni, secondo la loro caratterizzazione borghese o, eventualmente, in una prospettiva socialista.. Da questo punto di vista, il confronto con funzionari argentini responsabili di programmi di appoggio e del quadro legislativo, è stato per lo meno esplosivo. I lavoratori e le lavoratrici hanno denunciato, in particolare, l’assenza di chiarezza delle politiche pubbliche e di soluzioni relative alla copertura sociale, nonché i freni politici e giuridici che intralciano la messa in opera delle leggi di espropriazione. Sull’altro versante del Rio de la Plata, in Uruguay, la situazione è differente, l’impegno dello Stato è a un livello personale quello del presidente Pepe Mujica, un impegno che, in questi ultimi anni, ha permesso di realizzare un fondo specifico di aiuti per le imprese autogestite e di risolvere la questione della sicurezza giuridica relativamente agli espropri.

Alcuni rappresentanti dell’economia popolare (cartoneros, beneficiari dei programmi sociali , etc.) hanno ricordato l’importanza dello sviluppo del processo di organizzazione di base (a partire dal territorio e dalla comunità).In questi ultimi anni, i movimenti popolari hanno adottato forme di autogestione per costituire delle unità economiche di produzione e di servizi sia in zone urbane che rurali. Gli intervenuti hanno particolarmente insistito sulla necessità di conquistare un vero e proprio statuto dei lavoratori e lavoratrici, affrontando così la sfida di costruire l’organizzazione dei lavoratori informali, alcuni dei quali non hanno mai lavorato in una impresa classica. E di osservare che, se in un periodo di forte crescita, 5 milioni di posti di lavoro sono stati creati in argentina nel corso di un decennio,, molti lavoratori e lavoratrici restano ora senza impiego. Più in generale, questi movimenti popolari sono arrivati a esercitare un’influenza sui governi, come si vede in parecchi paesi del Sud America,, attualizzando la questione del ruolo degli Stati considerati come catalizzatori potenziali di questi processi, il che mette in causa ancora una volta la relazione tra il potere istituzionale e l’autonomia del movimento popolare.

Flávio Chedid, universitario brasiliano, autore di una analisi comparata sulla tecnologia sociale nelle esperienze argentina e brasiliana, ha ricordato che le ERT si distinguono nettamente dalle fabbriche classiche, dato che adottano dei ritmi di lavoro più bassi che si traducono in una riduzione sensibile del numero di incidenti sul lavoro; esse sviluppano attività educative, culturali, agro ecologiche in stretto collegamento con le comunità; migliorano le relazioni tra i lavoratori; creano delle reti per mutualizzare gli investimenti e la produzione; rimettono in discussione la divisione delle mansioni e contribuiscono all’emancipazione delle donne, in particolare attraverso l’assunzione di responsabilità nei luoghi di lavoro; infine rendono possibile l’instaurarsi di una autentica democrazia interna. 7.

Questa breve presentazione non permette di descrivere in modo esaustivo la molteplicità degli interventi, i temi affrontati e la ricchezza del dibattito. Dal mio punto di vista, non sono stati analizzati a sufficienza il rapporto col mercato e la messa in atto di circuiti alternativi. Ma i lavori di commissione li hanno parzialmente accennati e hanno permesso di mettere a punto una scaletta di problemi, di interrogativi rispetto ai quali sarebbe importante agire, riflettere e migliorare: l’esproprio delle imprese capitalistiche, l’accesso alle linee di bilancio dei programmi pubblici, l’acquisto di prodotti da parte dei poteri pubblici, la diffusione delle esperienze, la relazione con i sindacati, le contraddizioni nelle pratiche quotidiane, i rapporti con gli Stati e quelli tra l’economia sociale e quella popolare.

Una solidarietà internazionalista ben consolidata

L’assemblea ha deciso di realizzare un « fondo di sostegno delle lotte » per il recupero delle fabbriche. Ha adottato perciò delle dichiarazioni di appoggio ai lavoratori e lavoratrici di Bauen 8, in memoria di de Robert Serra, deputato venezuelano assassinato il 1 ottobre ed è stato girato un videoclip in solidarietà con i lavoratori e lavoratrici della Rimaflow (Italia) che hanno recuperato i loro strumenti di lavoro un anno fa. E’ stato anche letto un messaggio dei lavoratori e lavoratrici di Fralib che salutano e sostengono questo convegno.. Nel corso di queste giornate, sono stati proiettati filmati sulle esperienze di lotta dei lavoratori di Bauen, di Flaskô, di Textiles Pigüé e « Il diario del centro del paese » 9, giornale recuperato a Cordoba.

Questo incontro regionale sud-americano è stato una buona preparazione in vista di quello di Punto Fijo che riunirà su scala internazionale i rappresentanti di più continenti per discutere sui problemi e le potenzialità dell’economia dei lavoratoti e lavoratrici. Più che mai l’autogestione e il recupero delle fabbriche costituiscono una alternativa per garantire i diritti e gli interessi dei lavoratori di fronte al capitalismo mondializzato, che aliena e sfrutta sempre di più. Questi incontri si basano principalmente sulle esperienze delle fabbriche recuperate dai lavoratori, sul movimento cooperativo, sul controllo operaio e la cogestione, sull’economia solidale e tutte le altre forme di lotta auto organizzata per la salvaguardia dei posti di lavoro e la gestione diretta delle fabbriche. In particolare ci danno la possibilità di un confronto di posizioni tra gli attori e attrici degli ERT, degli ambienti sociali, politici, intellettuali e universitari allo scopo di tracciare percorsi di alternative concrete al capitalismo e di consolidare le esperienze in corso. Convinta dell’interesse e della visibilità internazionalista di questi incontri, L’Associazione Autogestione vi si impegna totalmente e, nella sua qualità di struttura co-organizzatrice del prossimo incontro internazionale,opererà affinché una delegazione europea , plurale e rappresentativa, sia presente a Punto Fijo. read more »

Impatto e incidenza delle politiche pubbliche nello sviluppo cooperativo venezuelano

La costituzione venezuelana adottata nel 1999 ha attribuito un posto preponderante alla partecipazione popolare. Sul piano economico e sociale, nell’articolo 184, si facilita l’azione delle istanze di cogestione, di autogestione attraverso la «partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese pubbliche» e la «gestione delle imprese in forma cooperativa e di imprese comunitarie di servizio per favorire l’impiego» e «ogni forma associativa guidata da valori di mutua cooperazione e di solidarietà» [1]

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